Laboratorio di Emodinamica e Cardiologia interventistica
Prestazioni offerte:
- Coronarografia
- Arteriografia periferica (carotidea, renale, iliaco-femorale, piede diabetico)
- Angioplastica coronarica
- Angioplastica periferica (carotidea, renale, iliaco-femorale, piede diabetico)
- Chiusura difetto inter-atriale (DIA/PFO)
Coronarografia:
La coronarografia è una metodica che consente di visualizzare direttamente le arterie coronariche che distribuiscono il sangue ai tessuti che costituiscono il cuore. Per la sua esecuzione è prevista l'introduzione di cateteri preformati, attraverso i quali si inietta a livello delle coronarie una sostanza (mezzo di contrasto) che consente di visualizzare le arterie stesse sotto controllo radiologico.
Come si esegue?
La coronarografia viene effettuata in ambiente apposito, che viene denominato Laboratorio di Emodinamica, e in condizioni di sterilità. Il Laboratorio è caratterizzato dalla presenza, al suo interno, di una strumentazione radiologica dedicata allo studio del cuore e di tutte le attrezzature necessarie ad affrontare possibili complicanze che insorgono durante la procedura. Il paziente sarà sottoposto alla rasatura dei peli nella zona attraverso la quale verrà introdotto il catetere. L'esame viene compiuto in anestesia locale, e non è solitamente accompagnato da dolore.
- cateteri diagnostici
I cateteri vengono inseriti nell'arteria femorale, subito al di sotto dell'inguine destro o sinistro e fatti salire fino a raggiungere (sotto controllo radiologico) le arterie coronarie principali. Quando le arterie degli arti inferiori risultano ristrette o chiuse è necessario utilizzare come punto di introduzione dei cateteri l'avambraccio o il polso destro o sinistro. Tramite il catetere si inietta il mezzo di contrasto che consente di visualizzare le coronarie su un apposito televisore (monitor). Le immagini vengono registrate su CD-ROM.

La durata dell'esame è in genere di circa 15 minuti. In assenza di complicazioni il paziente può alzarsi il giorno seguente ed essere dimesso uno o due giorni dopo.
A cosa serve e a chi consigliarla?
L'indicazione alla coronarografia deve tenere conto sia della sostanziale innocuità, in mani esperte, della metodica sia delle grandi possibilità di curare, oggi, la malattia coronarica con tecniche di cardiochirurgia (by-pass aortocoronarico) e con tecniche prettamente cardiologiche (angioplastica coronarica). Oggi, l'indicazione alla coronarografia si è enormemente ampliata rendendo difficile la delimitazione di un vero e proprio campo di indicazioni. Più in generale la coronarografia è indicata nei pazienti con sospetta malattia delle coronarie, in pazienti che hanno già sofferto di un infarto a livello del tessuto cardiaco (infarto miocardico) e anche in tutte quelle malattie del muscolo cardiaco (miocardio) e delle valvole per le quali si renda necessario conoscere approfonditamente lo stato del circolo coronarico. Per citare le situazioni più comuni, la coronarografia viene effettuata: in pazienti con angina (ossia il tipico dolore toracico causato da "disturbi" nella circolazione coronarica) che non risponda correttamente alla terapia, pazienti che abbiano angina a riposo o in seguito a sforzi minimi, pazienti che debbano essere sottoposti alla cardiochirurgia (es. sostituzione di valvole cardiache, correzione delle cardiopatie congenite).
Quali sono le possibili complicanze?
L'insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento veramente infrequente. La mortalità è inferiore allo 0.2%, con una incidenza di infarto acuto dello 0.3-0.4%. L'incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell'arteria femorale) è inferiore all'1%. Naturalmente la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla gravità della malattia coronarica di base, dalla funzione ventricolare sinistra e più in generale dall'età (quella più avanzata può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo salute complessiva del paziente.
Angioplastica coronarica
Che cos'è?
L'Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA) è una metodica che consente, senza un vero e proprio intervento chirurgico, di dilatare le arterie che diffondono il sangue alle strutture cardiache nel caso che queste arterie siano totalmente o parzialmente occluse dalle placche aterosclerotiche.

Come si esegue?
Dal punto di vista tecnico, l'angioplastica ricalca gli schemi e le modalità d'esecuzione della coronarografia. Infatti il tutto si svolge nel Laboratorio di Emodinamica, dove opera personale altamente specializzato ed addestrato ad effettuare anche comuni manovre di rianimazione. Il paziente, posto sul lettino di cateterismo, viene attentamente seguito e valutato attimo per attimo in tutte quelle che sono le funzioni vitali (polso, pressione, ritmo cardiaco) e vengono approntate tutte le misure farmacologiche e non farmacologiche atte a contrastare eventuali urgenze. Terminata la valutazione dell'anatomia coronarica e la localizzazione della/e stenosi responsabile/i delle manifestazioni cliniche della malattia ischemica, vengono introdotti i cosiddetti "cateteri a palloncino" capaci di tollerare una pressione di gonfiaggio fino a 20-25 atmosfere, che consente loro di raggiungere, una volta completamente gonfi, un diametro variabile da 1,5 a 5 mm in base al diametro del vaso da trattare, e di dilatare la stenosi coronarica. Se necessario, è possibile applicare nel lume del vaso un particolare supporto metallico denominato “stent”, che consente di ottimizzare la dilatazione e ridurre l'incidenza della restenosi. Laddove trovi indicazione è prevista l’applicazione di “stent medicato”, ossia ricoperto di particolari farmaci in grado di ridurre ulteriormente la percentuale di restenosi a valori prossimi al 3-5%. Dopo la procedura è opportuna una degenza di 12/24 ore. In caso di applicazione di stent sarà adottata una duplice terapia con antiaggreganti piastrinici (acido acetilsalicilico + clopidogrel) per un tempo variabile da 3 a 12 mesi.

Quali sono le possibili complicazioni?
Le possibili complicanze sono legate sia alla esecuzione della coronarografia sia alla successiva angioplastica. L'insorgenza di importanti complicazioni durante o comunque per causa di una coronarografia è da considerarsi un evento veramente infrequente. La mortalità è inferiore allo 0,2% con un' incidenza di infarto acuto dello 0.2-3%. L'incidenza di complicazioni locali minori (ematoma nella sede di puntura dell'arteria femorale) è del 1-3%. Naturalmente la probabilità di complicazioni dipende strettamente dalla gravità della malattia coronarica di base, dalla funzione ventricolare sinistra e più in generale dall'età (quella più avanzata può ovviamente avere maggiori complicazioni) e dallo salute complessiva del paziente.
Arteriografia periferica (carotidea, renale, iliaco-femorale, piede diabetico):
L’arteriografia periferica è l’esame radiologico in grado di studiare le arterie dei diversi distretti corporei al fine di evidenziarne la morfologia, il decorso ed eventuali patologie. Questa metodica è resa possibile grazie all’utilizzo di particolari cateteri estremamente sottili che consentono di raggiungere per via endovascolare il distretto da esaminare e attraverso la somministrazione del mezzo di contrasto, visualizzare e studiare in modo selettivo i vasi con le loro diramazioni.
A livello diagnostico l’esame angiografico consente di analizzare l’anatomia e la morfologia vascolare evidenziando eventuali alterazioni di calibro e decorso dei vasi, che possono presentarsi come restringimenti (stenosi) del lume vascolare di diversa entità, vere e proprie occlusioni, presenza di trombi endovasali, o dimostrare la presenza di anomale dilatazioni (ectasie o aneurismi).
angiografia carotidea con circolo cerebrale
Angioplastica periferica (carotidea, renale, iliaco-femorale, piede diabetico)
Una volta condotta la parte “diagnostica” dello studio ogni esame può completarsi con trattamenti di interventistica endovascolare a seconda della condizione patologica individuata: per esempio, in caso di stenosi od occlusioni vascolari la procedura si avvale di trattamenti mediante angioplastica e posizionamento di stent o protesi vascolari atti a ristabilire la pervietà del lume vasale ed un flusso sanguigno adeguato.
Il nostro laboratorio si occupa in particolare del trattamento della malattia aterosclerotica con angioplastica ed eventuale posizionamento di stent vascolari nei distretti:
- carotideo (con dispositivi di protezione antiembolica)
- succlavio
- renale
- iliaco
- femorale (anche con “crioplastica” - palloncini gonfiati con azoto liquido a -10°C - e stent al collagene “riassorbibili”)
- trattamento del “piede diabetico”
ricanalizzazione a.femorale superficiale
angioplastica carotidea
Chiusura difetto inter-atriale (DIA/PFO)
Cos'è il Forame Ovale Pervio (PFO)?
Il Forame Ovale Pervio, altrimenti abbreviato con l'acronimo PFO, definisce un'anomalia cardiaca in cui l'atrio destro comunica con il sinistro a livello della fossa ovale. Statisticamente interessa all'incirca il 25-30% della popolazione adulta. Cos'è il DIA?
Il Difetto Inter-Atriale, altrimenti abbreviato con l'acronimo DIA, definisce un'anomalia cardiaca congenita in cui l'atrio destro comunica con il sinistro determinando un aumento del flusso di sangue nelle sezioni destre del cuore, che lavorano di più rispetto al normale.
Questi determinano la comparsa di disturbi come la stanchezza, la cefalea, la mancanza di respiro, ritardi di crescita del bambino, o una maggior probabilità di essere colpiti da infezioni dell'apparato respiratorio come raffreddori o polmoniti. Ictus da embolizzazione paradossa. I DIA di maggiori dimensioni possono portare a insufficienza cardiaca e morte. Talvolta i disturbi compaiono nei neonati o nell'infanzia. Talora (per i DIA di più piccole dimensioni) tali disturbi si manifestano solo in età adulta.
La procedura: si svolge nel laboratorio di Emodinamica, e prevede un’anestesia generale. Il paziente, posto sul lettino di cateterismo, viene attentamente seguito e valutato attimo per attimo in tutte quelle che sono le funzioni vitali (polso, pressione, ritmo cardiaco) e vengono approntate tutte le misure farmacologiche e non farmacologiche atte a contrastare eventuali urgenze. Dopo aver effettuato l'anestesia locale nel punto di accesso cutaneo, il cardiologo interventista introduce in una vena (quasi sempre quella femorale a livello dell'inguine) un tubicino (introduttore) di calibro adeguato a contenere il catetere che servirà per attraversare il PFO/DIA. Un secondo medico ecocardiografista esegue un ecocardiogramma transesofageo (ETE) durante la procedura di chiusura del PFO/DIA. Questo tecnica di immagine agevola il medico operatore nel posizionamento corretto dell'ombrellino a livello del PFO/DIA prima del suo rilascio definitivo. “L'ombrellino” di dimensioni adeguate al PFO/DIA da chiudere viene fatto avanzare chiuso in un apposito catetere, oltre il setto interatriale e quindi rilasciato in modo da ricostituire l’integrità del setto. Nel nostro laboratorio qualora vi sia indicazione si applicano “ombrellini” di collagene riassorbibili nell’arco temporale di circa 6 mesi. La procedura dura generalmente 1 ora circa, ed è sicuramente molto meno invasiva di un intervento chirurgico a torace aperto. Il paziente viene generalmente dimesso il mattino successivo e per sei mesi sarà sottoposto a duplice terapia con antiaggreganti piastrinici (acido acetilsalicilico + clopidogrel).
