Servizio di UROLOGIA:

Ambulatorio

L’ambulatorio esegue visite urologiche su pazienti di qualsiasi età. La visita urologica essendo un atto complesso può a volte non essere completata in un'unica sessione per cui, in caso di necessità, il paziente dovrà tornare il giorno dopo o nei giorni successivi per completarla.
Quando necessario o opportuno il paziente può essere inviato alla sezione specifica; le sezioni specifiche di cui dispone il nostro ambulatorio sono descritte in appresso.

SEZIONI AMBULATORIALI SPECIALIZZATE

SEZIONE DI ANDROLOGIA

  • Impotenza
  • Infertilità maschile
  • Malattie sessualmente trasmesse
  • IPP

 

SEZIONE CALCOLOSI URINARIA

  • Trattamento calcolosi renale
  • Trattamento calcolosi ureterale

 

SEZIONE INCONTINENZA URINARIA:

  • Trattamento incontinenza Maschile
  • Trattamento incontinenza Femminile

 

ECOGRAFIE UROLOGICHE:

  • Ecografia vescicale/renale
  • Ecografia prostatica Trans-rettale
  • Ecografia trans-labiale
  • Ecografia scrotale
  • Ecocolor Doppler v. spermatici
  • Biopsie prostatiche eco-guidate

 

 

SEZIONE DIAGNOSTICA:

 

Uretrocistoscopia:

Definizione:
La cistoscopia consente di vedere, grazie all'utilizzo di un particolare apparecchio a fibre ottiche dotato di un tubo flessibile, la superficie interna della vescica e l'imboccatura degli ureteri, i due condotti che collegano la vescica ai reni.
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Indicazioni:
la cistoscopia viene utilizzata ogni qualvolta sia necessario indagare su un'eventuale alterazione della vescica. In particolare, viene prescritta qualora si voglia avere conferma della presenza di formazioni anomale, individuate precedentemente dall'ecografia, oppure nel caso in cui sia necessario scoprire l'origine della comparsa di sangue nelle urine.

Regime di esecuzione:
Ambulatoriale (privata)
 Day-Hospital

 

 

Modalità di esecuzione:
Il paziente viene messo supino con le gambe sollevate su dei gambali; si lubrifica l'uretra con 5-10 cc di gel lubrificante che contiene dell'anestetico. In alcuni casi può essere necessaria un'anestesia periferica o addirittura generale. Nell'uomo bisogna mettere in trazione il pene per rettilinizzare l'uretra, mentre nella donna è sufficiente repertare il meato urinario esterno; il cistoscopio viene introdotto nell'uretra e risale sino a raggiungere la vescica che viene distesa con soluzione irrigante per ispezionarne le pareti. Sono disponibili cistoscopi di vario calibro, rigidi e flessibili; i cistoscopi flessibili sono meglio sopportati e consentono di eseguire la cistoscopia al letto del paziente. Seppur condotta in asepsi, può essere utile una copertura con antibiotici. Il fibroscopio è collegato a un monitor sul quale appaiono le immagini della superficie interna della vescica  che lo specialista esamina "in tempo reale". La durata è dai 5 ai 15 minuti.

 

Che cosa fare dopo l'esame:
 Non è necessario rimanere a riposo a letto, anche se è consigliabile attendere almeno un giorno prima di riprendere le normali attività. Può accadere che l'urina emessa dopo la cistoscopia presenti una colorazione rosata: si tratta di un'eventualità normale dovuta al fatto che lo strumento può provocare leggere escoriazioni nella zona che possono determinare sanguinamento. E' possibile, inoltre, che per tutto il giorno successivo all'esame si provi fastidio quando si urina: anche questa è un'eventualità normale. Bisogna, invece, segnalare immediatamente al medico l'eventuale incapacità di urinare. In ogni caso, è raccomandabile, al fine di favorire la diuresi, bere molta acqua nelle ore successive all'esame.

 

Uretrocistoscopia con biopsia/mapping vescicale:

                              

Definizione:
è l'ispezione visiva endoscopica della vescica con il prelievo di tessuto vescicale. Scopo della procedura è quello di ottenere del materiale bioptico su aree sospette o su lesioni evidenti da inviare all'esame istologico.


Indicazioni:
ematuria (sangue nelle urine), disturbi della minzione non altrimenti diagnosticabili, presenza di neoformazioni vescicali segnalate da esami di diagnostica per immagine, dalla citologia urinaria o dalla positività di sostanze urinarie o ematiche ritenute sensibili.

Regime di esecuzione:
 Day-Hospital/Ricovero ordinario


Modalità di esecuzione:
 Il paziente viene messo supino con le gambe sollevate su dei gambali; si lubrifica l'uretra con 5-10 cc di gel lubrificante che contiene dell'anestetico. In alcuni casi può essere necessaria un'anestesia periferica o addirittura generale. Nell'uomo bisogna mettere in trazione il pene per rettilinizzare l'uretra, mentre nella donna è sufficiente repertare il meato urinario esterno; il cistoscopio viene introdotto nell'uretra e risale sino a raggiungere la vescica che viene distesa con soluzione irrigante per ispezionarne le pareti. Sono disponibili cistoscopi di vario calibro, rigidi e flessibili; i cistoscopi flessibili sono meglio sopportati e consentono di eseguire la cistoscopia al letto del paziente. Seppur condotta in asepsi, può essere utile una copertura con antibiotici. Il prelievo viene condotto con una pinza che, introdotta nel cistoscopio, afferra con il suo morso il tessuto prescelto e lo preleva con un leggero strappo. In caso di prelievi multipli random si parla di mapping vescicale. Generalmente il sanguinamento è minimo. Se il paziente è sotto anestesia, è possibile elettrocoagulare il sito del prelievo a scopo emostatico. A fine procedura può essere opportuno mettere un catetere in vescica.

 

Ureteroscopia:

                                  
           

Definizione e indicazioni:
La ureteroscopia, dopo la litotripsia extracorporea (ESWL) è la tecnica più comunemente adottata per la rimozione dei calcoli ureterali. L'ureteroscopio (flessibile o rigido) è molto simile al classico cistoscopio ma rispetto a quest'ultimo è più piccolo e più lungo.
L'ureteroscopio viene introdotto dall'esterno nel paziente anestetizzato (anestesia spinale o generale), passa attraverso l'uretra, la vescica fino a giungere all'uretere. Esso consente di individuare il calcolo all'interno dell'uretere e di rimuoverlo attraverso apposite pinze che si introducono al suo interno.
Ma questo è possibile solo per calcoli fino a 5 mm di diametro.
Quelli più grandi devono essere frantumati. L'urologo inserisce all'interno dello ureteroscopio una specifica sonda LASER  che bombarda il calcolo giungendovi a stretto contatto (litotripsia intracorporea), frantumandolo e ottenendo risultati spesso molto soddisfacenti.
Il suo campo di applicazione riguarda i calcoli posizionati nell'uretere, che sono quelli potenzialmente più pericolosi potendo comportare una ostruzione delle vie urinarie  .
In base alle linee guida dell'Associazione Europea di Urologia mentre la calcolosi dell'uretere superiore deve essere trattata primitivamente con la ESWL, quella dell'uretere inferiore e medio deve essere trattata preferibilmente mediante ureteroscopia.
Inoltre, anche qualora si preferisca il trattamento mediante ESWL, non sempre è possibile effettuarlo e si deve necessariamente ricorrere alla ureteroscopia.
Infatti non raramente il calcolo ureterale è di difficile localizzazione sia con la radiografia che con la ecografia non rendendo possibile il "puntamento" indispensabile per la ESWL.
Un’ ulteriore campo di applicazione risulta essere la diagnostica delle neoformazioni uroteliali e lo studio dell’ematuria monolaterale (sangue nelle urine proveniente da un unico rene). L’ureteroscopia permette infatti di eseguire citologie selettive e biopsie di neoformazioni uroteliali.

Regime di esecuzione:
Ricovero ordinario: degenza di 2 notti


Modalità di esecuzione:
 Il paziente viene messo supino con le gambe sollevate su dei gambali; si lubrifica l'uretra con 5-10 cc di gel lubrificante che contiene dell'anestetico. In alcuni casi può essere necessaria un'anestesia periferica o addirittura generale. Nell'uomo bisogna mettere in trazione il pene per rettilineizzare l'uretra, mentre nella donna è sufficiente repertare il meato urinario esterno; l’ureteroscopio viene introdotto nell'uretra e risale sino a raggiungere la vescica. Sotto guida di un cateterino ureterale si repertano gli ostii ureterali e si procede all’introduzione dello strumento all’interno dell’uretere stesso. Sono disponibili ureteroscopi di vario calibro, rigidi e flessibili; seppur condotta in asepsi, può essere utile una copertura con antibiotici.

 

BIOPSIA PROSTATICA TRANS-RETTALE/TRANS-PERINEALE:
                            

 

DEFINIZIONE:
La biopsia prostatica è una procedura indispensabile per la diagnosi del carcinoma prostatico e per la sua ristadiazione dopo terapia chirurgica o radiante.
Consente di ottenere alcuni campioni di tessuto prostatico per la conferma istologica di tumore. In base al risultato dell'esame e di quelli precedentemente eseguiti (esplorazione rettale, ecografia prostatica trans-rettale, P.S.A., etc.) vengono poste le indicazioni prognostiche e terapeutiche o programmato il successivo iter diagnostico (per negatività).

INDICAZIONI

a) Conferma diagnostica di carcinoma prostatico per alterazione di una o più delle seguenti indagini cliniche: esplorazione rettale, ecografia trans-rettale, P.S.A.
Se l'unico parametro alterato è il P.S.A., e questo è compreso tra 4 e 10, è opportuno, prima della biopsia, valurare la P.S.A.D. e/o il rapporto L/T.
b) Valutazione istologica della prostata periferica per riscontro incidentale di P.I.N. dopo TURP. o ADENOMECTOMIA a cielo aperto.
c) Ristadiazione di Ca. P. dopo terapia radiante o chirurgica, per sospetto clinico di
ripresa di malattia.
Una biopsia prostatica eseguita correttamente e con le giuste indicazioni permette la diagnosi di Ca. P., un successivo accurato inquadramento clinico del tumore ed il tempestivo inizio della terapia.


MODALITà DI ESECUZIONE:

Sono poco praticate oggi le tecniche digito-guidate trans-perineali e trans-rettali (senza l'ausilio dell'ecografia).
Vengono in genere proposte le biopsie ecoguidate trans-rettali e trans-perineali.
Il paziente, a vescica piena, è posto in posizione “ginecologica o litotomica” e vengono eseguiti un minimo di 12 ( 6 per lobo).
Per la tecnica trans-perineale viene eseguita la tricotomia e la disinfezione della zona perineale (prima e dopo la procedura) con successiva eventuale medicazione.
La tecnica trans-perineale consente di adoperare aghi di calibro maggiore (14-16 G) per quella trans-rettale è consigliabile l'uso di calibri inferiori (per ridurre i rischi), compatibili comunque con il canale della sonda ecografica.
Il paziente può eseguire un esame emocromocitometrico ed uno screening emocoagulativo per escludere diatesi emorragica, non tralasciando una attenta indagine anamnestica volta ad escludere particolari difetti emocoagulativi o allergie.
E' opportuno che sospenda alcuni giorni prima eventuali terapie anticoagulanti e antiaggreganti, secondo indicazione medica.
Viene in genere eseguito un clistere di pulizia e prescritta antibiotico-profilassi. La tecnica trans-perineale necessita di anestesia locale con carbocaina, xilocaina, etc.
E' ovviamente necessaria una percentuale raccolta anamnestica accurata (farmacologica, clinica). E' raccomandabile predisporre una via venosa per terapia infusionale. La procedura dura in genere da 20 a 30 minuti.

REGIME DI ESECUSIONE
:
Occorre un letto endoscopico o ginecologico, un ecografo con sonda adatta, il corredo bioptico (aghi- biopty gun) e almeno una unità infermieristica.
E' sufficiente il ricovero in Day Hospital  o  in “One Day Surgery”.

 

PRESTAZIONI TERAPEUTICHE:

SINTOMI DELLE BASSE VIE URINARIE: 

  • Ipertrofia prostatica benigna  (T.U.R.P.- A.T.V.-T.U.I.P.)
  • Sclerosi del collo vescicale (T.U.I.P.)
  • Stenosi uretrale (Uretrotomia a lama fredda-laser ad Holmium)

 

T.U.R.P.: Resezione trans-uretrale della prostata

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DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

La prostata  è la ghiandola  sessuale maschile  che serve a produrre il liquido prostatico presente nello sperma. Dopo i 50 anni nella metà degli uomini  essa si ammala  e cresce di volume  così da ostruire il canale dell’urina  (uretra)  che vi scorre dentro. Il risultato è che  il  getto urinario progressivamente  cala di forza  e la minzione  si fa  difficile, lunga  (stranguria) e   compare bruciore  (disuria).  Di notte  si incomincia  ad alzarsi  una, due, tre volte  e magari per ogni urinata la quantità di urina  che esce è modesta.  A volte compare  anche  un disturbo noioso che consiste nella voglia  di correre  in bagno appena si avverte lo stimolo, specie col freddo. Se questa situazione  non viene curata dal medico, può lentamente peggiorare negli anni fino a che arriverà il blocco  improvviso e completo della minzione.  Questo è un evento  grave che impone  la inserzione urgente  di un catetere in vescica per svuotarla. Quando  lo specialista urologo  consiglierà di asportare la prostata  per risolvere  la  difficoltà ad urinare (stranguria)  o per  risolvere  il blocco completo,  il paziente  si  dovrà sottoporre  alla TURP (se l’adenoma non supera i 30-35 gr) . La operazione alla  prostata ha lo scopo  di far urinare bene, non di asportare la prostata.  Non è necessario asportare tutta la prostata  (come invece avviene quando c’è un grave tumore maligno), basta asportare la parte cresciuta, quella che ostruisce l’uretra.  E’ la zona più interna della prostata  a crescere;  si formano  dei noduli (adenomi) che assomigliano molto  ai fibromi dell’utero femminile.  La donna con i fibromi può sanguinare  ma non avrà disturbi ad urinare perché  le vie urinarie  femminili  sono distinte da quelle genitali; nell’uomo invece raramente vi saranno sanguinamenti con l’urina,più spesso vi sarà difficoltà ad urinare perché le vie urinarie e sessuali   confluiscono in un unico canale, l’uretra, che serve alla emissione dell’urina e dello sperma.

MODALITà DI ESECUZIONE:

consiste nell’introdurre  nell’uretra  una  sonda  rigida e del diametro di  8 millimetri, vuota all’interno. Dentro questa sonda si fa poi passare  una sonda più piccola che contiene alla  sua estremità  una specie di piccola zappa  che servirà  a raschiare (resecare), fettina dopo fettina, pezzettino dopo pezzettino iniziando  dalla parte più interna della prostata. La resezione è resa possibile  dal calore generato da  corrente elettrica (GYRUS BIPOLARE) . Quando il chirurgo pensa di aver raschiato  abbastanza  da essere  arrivato  alla parte più esterna della prostata (capsula prostatica)  e di  averla così svuotata  dall’interno   l’intervento è terminato. E’ necessaria l’anestesia spinale; l’intervento dura dai 30 ai 60 minuti. Il paziente si sveglierà con un catetere in uretra che verrà rimosso dopo 48 ore. Nelle prime 24 ore il catetere sarà collegato ad un sistema di irrigazione esterno (cistoclisi) che permette la continua pulizia della regione resecata evitando così la formazione di coaguli.  Non  c’è dolore  dopo questo intervento perché non ci sono incisioni cutanee; l’operato avvertirà solo irritazione causata  dal catetere.  Al  2°  o 3°  giorno dopo la TURP  il paziente verrà dimesso dall’ospedale.  A  casa potrà riprendere la vita normale dopo pochi giorni. Avvertirà la necessità di urinare molto frequentemente  e le urine potranno contenere un po’ di sangue. Sanguinamenti importanti potranno però verificarsi anche a distanza di trenta giorni dalla TURP perché  durante l’operazione  le arterie  della prostata recise  dal resettore vengono coagulate con la corrente elettrica  e si forma una specie di crosticina  (escara) che, una volta espulsa dalla corrente urinaria nelle settimane  seguenti l’operazione, potrà far riprendere il sanguinamento. Se il sangue nell’urina  ( ematuria)  non sarà imponente, il paziente non dovrà preoccuparsi: sarà sufficiente bere molta acqua per diluire le urine. Se invece la emorragia sarà così  forte  da provocare coaguli allora si potrà verificare una complicanza seria: l’ostruzione completa della vescica  (tamponamento)   e la impossibilità ad urinare con conseguenti forti dolori. In questo caso l’ammalato dovrà subito  rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale (meglio dove è stato operato) per essere ricoverato in urologia  dove il medico provvederà a svuotare  i coaguli dalla vescica.

A.T.V.: Adenomectomia trans-vescicale prostatica:

      

DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

L’adenomectomia transvescicale è un intervento chirurgico “a cielo aperto” da eseguirsi con una incisione mediante bisturi sull’addome per rimuovere un tumore benigno della prostata (adenoma) che, accrescendosi, determina un ostacolo allo svuotamento della vescica. La particolarità della adenomectomia transvescicale è che il tessuto adenomatoso viene asportato praticando un’apertura a livello della vescica piuttosto che attraverso un’apertura della capsula prostatica (adenomectomia retropubica).
Attraverso questo tipo di intervento si ottiene una migliore esposizione della vescica e del collo vescicale. Il trattamento rimuove l’ostruzione vescicale indotta dall’adenoma al fine di consentire uno svuotamento della vescica con basse pressioni (senza sforzo) per evitare complicanze a carico della vescica stessa e/o dell’alto apparato urinario (ureteri e reni).
L’indicazione all’intervento chirurgico “a cielo aperto” (piuttosto che endoscopico) in genere scaturisce dall’eccessivo peso della prostata ( adenoma > 40 gr) e dalla concomitante presenza di un voluminoso lobo mediano prostatico o di voluminosi diverticoli vescicali oppure di una importante anchilosi delle anche che impedisce un corretto posizionamento del paziente e quindi l’intervento endoscopico.
Il vantaggio dell’adenomectomia chirurgica “a cielo aperto” per il paziente è quella di offrire un miglioramento della dinamica minzionale con tempi e modalità operatorie vantaggiosi rimuovendo in maniera sufficientemente rapida, un voluminoso adenoma prostatico sotto visione diretta, senza i rischi derivanti da resezioni endoscopiche prolungate. A ciò va aggiunta la possibilità di risolvere, in un unico intervento, una eventuale altra patologia presente (diverticolo vescicale, calcolo vescicale). Gli svantaggi sono quelli di tutte le procedure chirurgiche che necessitano tempi di cicatrizzazione e di guarigione più prolungati con maggior degenza rispetto alle tecniche endoscopiche. Questo tipo di intervento non è indicato per trattare prostate di piccole dimensioni o in caso sia già stata eseguita una adenomectomia. In questo caso è più indicato il trattamento endoscopico.

MODALITà DI ESECUZIONE:

L’operazione può essere eseguita in anestesia generale o in anestesia loco-regionale (introduzione di sostanze anestetiche a livello del rachide lombare che consentono la completa coscienza del paziente). Con il bisturi si esegue sull’addome una incisione della pelle dall’ombelico al pube o in alternativa una incisione trasversale sopra il pube attraverso cui si arriva alla vescica. Questa viene incisa e, una volta all’interno della sua cavità si identifica il collo vescicale e la ghiandola prostatica. Dopo un’incisione con il bisturi del collo vescicale per identificare l’adenoma prostatico (il tumore prostatico benigno da rimuovere) il chirurgo eseguirà una manovra di enucleazione utilizzando il dito indice e, aiutandosi, se necessario con forbici e bisturi, lasciando in sede la restante parte della ghiandola prostatica. Al termine dell’intervento vengono lasciati in sede un catetere uretrale particolare (“a 3 vie”) che consente, attraverso una irrigazione continua (cistoclisi), un adeguato drenaggio delle urine e un piccolo tubicino per il drenaggio addominale (spia di eventuale sanguinamento o spandimento di urina in prossimità della zona interessata dall’intervento) che vengono collegati con sacche di raccolta. Al termine della procedura la pelle può essere suturata con punti tradizionali o metallici.
Prima dell’intervento è indispensabile avere eseguito una ecografia dell’alto apparato urinario della vescica e della ghiandola prostatica.
Prima dell’intervento andranno sospesi, dopo attenta valutazione specialistica, quei farmaci che potrebbero favorire il sanguinamento: come ad esempio anticoagulanti o farmaci antidolorifici simili all’aspirina.
E’ prevista una profilassi tromboembolica che va iniziata la sera precedente l’intervento e una profilassi antibatterica parenterale. Se il decorso post-operatorio è regolare il Paziente potrà iniziare precocemente (dopo 12-24 ore) l’alimentazione e la mobilizzazione, mentre la sospensione dell’irrigazione continua (cistoclisi) varierà a seconda delle caratteristiche delle urine (persistenza o meno di macroematuria). Il tubicino di drenaggio pelvico viene, in genere, rimosso il giorno dopo la rimozione del catetere vescicale che  avviene dopo 5 giorni salvo complicazioni.
Se il decorso post-operatorio è regolare la ferita viene medicata dopo 3-4 giorni dall’intervento e, dopo 7 giorni, vengono rimossi i primi punti di sutura per poi completarne la rimozione dopo 10 giorni. In casi selezionati i pazienti possono essere dimessi dopo 5-6 giorni e tornare in reparto per le medicazioni e la rimozione dei punti di sutura. Residuerà una cicatrice cutanea lineare. L’intervento ha una durata complessiva di circa 1 ora (compresi i tempi di preparazione preoperatoria, di anestesia e di risveglio).
Il ricovero per l’intervento è di tipo ordinario. Il post-operatorio dura in genere dai 5 ai 8 giorni.

T.U.I.P: INCISIONE TRANS-URETRALE DELLA PROSTATA:

                  

DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

L’incisione transuretrale della prostata è un intervento endoscopico (non implica l’incisione esterna della cute) il cui scopo è risolvere l’ostacolo determinato dalla prostata allo svuotamento della vescica. L’intervento viene eseguito per trattare l’iperplasia prostatica benigna in caso di severa sclerosi del collo vescicale . La tecnica è indicata per prostate del peso < di 30 gr., senza sviluppo del lobo medio.
I vantaggi del trattamento consistono in un intervento veloce, minori perdite ematiche e complicanze rispetto alla resezione della prostata. I tempi di caterizzazione e di degenza sono più brevi tra tutti gli interventi chirurgici e i risultati soggettivi e obiettivi sono buoni. Gli svantaggi sono invece legati al fatto che la tecnica non è effettuabile in caso di prostate di volume medio-elevato e di sviluppo del lobo medio. L’esame istologico non è effettuabile e le percentuali di ritrattamento rispetto alla resezione della prostata sono più alte anche se in misura trascurabile.

MODALITà DI ESECUZIONE:

L’incisione endoscopica transuretrale della prostata consiste nel praticare per via uretrale una, o più raramente due, incisioni della prostata a tutto spessore senza asportare il tessuto iperplastico. La procedura è generalmente eseguita in anestesia loco-regionale. E’ raccomandata la profilassi antibiotica. La TUIP è l’intervento più veloce tra quelli eseguiti per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna: la durata media è 20 minuti. Dopo l’intervento viene applicato un catetere vescicale, a volte, associato ad un sistema di lavaggio continuo della vescica. In assenza di complicazioni il catetere è rimosso in media dopo 1-2 giorni. In assenza di complicazioni la degenza ospedaliera media è di 1-3 giorni. Il trattamento migliora la sintomatologia nel 78-83% dei pazienti. Si osserva un aumento della forza del getto urinario, una riduzione del residuo postminzionale e una riduzione dell’ostruzione anche se lievemente minori rispetto alla resezione della prostata.

URETROTOMIA A LAMA FREDDA/Laser ad Holmium:

                 

DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

L'Uretrotomia Interna consiste nel trattamento per via endoscopica dei restringimenti del canale ure-trale di diversa eziologia. Lo scopo è l'incisione e l'apertura del canale uretrale ristretto nella speranza che questo aumento di calibro si mantenga nel tempo.
Indicazioni: stenosi dell'uretra congenite (valvole uretrali) e acquisite.

MODALITà DI ESECUZIONE:

L'incisione endoscopica del canale uretrale con una lama “a freddo” può essere effettuata alla cieca (uretrotomia secondo Otis) o sotto visione (uretrotomia secondo Sachse). Da alcuni anni l'uretrotomia interna può essere effettuata anche con l'impiego del laser ad Holmium . L'intervento dura solitamente pochi minuti e può essere eseguito sia in anestesia genera-le
che loco-regionale: a volte, può anche essere sufficiente una semplice sedazione del paziente. Dopo l'intervento viene lasciato in situ un catetere vescicale. La scelta riguardo il tempo
di mantenimento del catetere e la sua sostituzione con cateteri di calibro progressivamente più grande, dipende dalle caratteristiche della stenosi e, più spesso, dalle abitudini del chirurgo.
In assenza di complicazioni la degenza ospedaliera è di 1-2 giorni. Nell'immediato post-operatorio può verificarsi un sanguinamento temporaneo tra catetere e meato uretrale.

CHIRURGIA DELLE NEOPLASIE RENALI:

NEFRECTOMIA TOTALE/PARZIALE:

DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

 

I reni sono due organi situati nell’addome  a ridosso della colonna vertebrale uno  a  destra  e  uno a  sinistra . La loro funzione è quella di filtrare il sangue e di depurarlo dalle sostanze tossiche che si formano quotidianamente nel nostro organismo e che se non venissero eliminate avvelenerebbero la persona entro breve tempo. Queste sostanze vengono eliminate sotto forma di urina.
Nel rene distinguiamo due parti: la parte esterna chiamata parenchima deputata alla produzione dell’urina vera e propria e la  parte  interna chiamata  pelvi dove l’urina    si  raccoglie  in   canalini (calici  e  bacinetto)  deputati al suo trasporto  verso  l’esterno.  Il parenchima continene  piccoli depuratori in miniatura che filtrano il sangue e  producono  l’urina.  Ogni rene è costituito da circa 1 milione di piccoli depuratori.  La pelvi ha la forma di un imbuto al fondo del quale inizia l’uretere. L’uretere è un sottile condotto che decorre nell’addome, unisce la pelvi renale alla vescica, scorre vicino alla colonna vertebrale e si immette nella vescica.  L’urina    defluisce   lentamente  nell’uretere  goccia  dopo  goccia. Un meccanismo  a  valvola  impedisce   che l’urina  raccoltasi in  vescica   risalga    in  alto  nel  rene   quando   contraiamo  la  vescica  per  urinare. Il  tumore   del rene    e’  una  malattia   grave   ma  la   chirurgia   puo’  far   guarire   il  paziente.  La  cura  consiste   nella  asportazione   completa  del  rene  ammalato  o   con   taglio  tradizonale   sull’addome (chirurgia  aperta) o  con   la  laparoscopia ( si  arriva  al  rene  ammalato   con   5   buchi  nell’addome  e  la   incisione   chirurgica    e’   di   pochi centimetri).  Se il  tumore  e’  piccolo ( 4 centimetri al  massimo) si può togliere solo la parte del rene all’interno della quale è presente la massa (nefrectomia parziale);  altre volte invece, se la lesione è molto grande e un coagulo si è creato all’interno della vena renale è necessario oltre a togliere tutto il rene asportare anche il coagulo nella vena renale facendo un intervento  piu’  complesso con ampio taglio sull’addome.  La  nefrectomia parziale  e’ un  intervento  delicato   che  espone    ad  un maggior   rischio di emorragia. In  questi  casi   il  chirurgo  decidera’   se   procedere  alla  asportazione   del tumore  per  via  tradizionale  (chirurgia  aperta)  o  in laparoscopia. Altre  volte   un rene  puo’  essere  distrutto   o da  calcoli  (pietre)   o  da  malattie   congenite (idronefrosi)  o  da  tubercolosi. Anche  in  questi  casi   il rene  non  piu’ funzionante   dovra’  essere tolto   o  con  la  chirurgia   tradizionale o  con la  laparoscopia.
I reni sono due e quando un rene si ammala fortunatamente c’è l’altro. Quando  l’altro  rene   che  rimane   e’  sano   la  nostra  vita   non  cambiera’  perche’  si  vivra’  bene anche  con  un  rene  solo.

 

MODALITà DI ESECUZIONE:

La terapia chirurgica dei tumori renali consiste nell’asportazione di una porzione del rene o di tutto l’organo. Riportiamo a seguire alcune modalità di intervento chirurgico sul rene:
nefrectomia radicale: consiste nell’asportazione del rene con una porzione dell’uretere, del surrene e, talvolta, dei linfonodi adiacenti.
nefrectomia parziale: consiste nella resezione del tumore con un margine di tessuto sano circostante. La nefrectomia parziale può essere eseguita per evitare la perdita della funzione renale se il rene controlaterale è compromesso o è già stato asportato; puo’ tuttavia essere eseguita anche in presenza di un rene controlaterale normale, in caso di tumori di dimensioni < 4 cm ad unica localizzazione.
nefroureterectomia: è prevista nel caso di tumore transizionale (TCC), comporta   l’asportazione oltre che di rene, surrene e linfonodi adiacenti, dell’uretere nella sua interezza e di una “moncone” vescicale; il tumore transizionale è infatti una malattia multifocale, con possibile distribuzione a tutto l’apparato escretore, dal rene all’uretere alla vescica.
L’intervento di nefrectomia viene condotto in  anestesia generale; l’incisione puo’ essere effettuata sul fianco interessato ( per patologie benigne o neoplasie esofitiche, cioè a prevalente sviluppo all’esterno del rene)(Fig.1),

 

oppure a livello della parete addominale anteriore (Fig.2-3);
riguardo la nefroureterectomia, necessaria in caso di tumori a partenza dalla via escretrice, oltre all’incisione del fianco è  associata  una seconda incisione obliqua a livello dell’inguine (Fig.4).
Il Paziente uscirà dalla Sala Operatoria con 1-2 tubi di drenaggio, il sondino naso-gastrico  ed il catetere vescicale, che saranno rimossi progressivamente in IV-Va giornata post-operatoria.  La funzione intestinale e la regolare alimentazione dopo l'intervento riprendono generalmente dopo 2-3 giorni. La degenza in ospedale è di circa 7 giorni; la normale attivita’ lavorativa potrà essere  ripresa dopo 4 settimane dalla dimissione.
CHIRURGIA DELLE NEOPLASIE VESCICALI:

  • T.U.R.B.
  • CISTECTOMIA
  • TRATTAMENTO ENDOVESCICALE IMMUNOTERAPICO E CHEMIOTERAPICO

Il Tipo di trattamento per il tumore della vescica dipende dalla Tipologia e dallo Stadio della malattia. Altri fattori, altrettanto importanti, che vanno considerati nella decisione del trattamento migliore sono: lo stato di salute generale, l’età e le preferenze personali del paziente .Le possibilità di trattamento del tumore vescicale vanno dall’asportazione endoscopica del tumore fino alla completa rimozione della vescica con ricostruzione di una vescica “artificiale”. A seconda dello Stadio di malattia, dopo l’intervento, potrebbe essere necessario un ulteriore trattamento chirurgico, chemioterapico, radioterapico o con terapia intravescicale (introducendo il medicamento direttamente all’interno della vescica attraverso l’uretra).
.T.U.R.B.: CHIRURGIA TRANS-URETRALE:

 

DEFINIZIONE E INDICAZIONE:
              
Per gli stadi iniziali o superficiali di tumore vescicale, l’intervento più comune al giorno d’oggi è la RESEZIONE VESCICALE TRANSURETRALE detta in breve TUR-V o TUR-B.

MODALITà DI ESECUZIONE:
L’intervento si esegue inserendo uno strumento chiamato RESETTORE all’interno della vescica attraverso l’Uretra, il canale naturale che conduce le urine all’esterno. Attraverso l’utilizzo della corrente elettrica il tumore viene rimosso dall’interno (non viene fatta nessuna incisione esterna) e viene inviato per essere analizzato al microscopio, questo ci darà informazioni più precise sulla tipologia e sullo stadio della sua malattia. Al termine dell’intervento si controlla che il tumore sia stato rimosso completamente e si “brucia” (folgorazione) la base su cui aveva sede il tumore. Eventuali vasi sanguinanti vengono folgorati sempre con l’utilizzo della corrente elettrica. L’intervento viene eseguito in Anestesia loco-regionale (Spinale), in cui solo la zona interessata viene addormentata, o in Anestesia Generale, con la quale il paziente viene addormentato. Al termine dell’intervento si posiziona un catetere in vescica ed eventualmente un lavaggio della vescica continuo, per permettere una più rapida guarigione della zona operata. Il catetere viene solitamente rimosso quando non vi è più segno di sanguinamento, in genere dopo 1 o 2 giorni. Dopo la TUR-V il ricovero è solitamente di 1-2 giorni e la ripresa della normale vita di tutti i giorni avviene in meno di 1-2 settimane. I tumori vescicali superficiali hanno la tendenza a riformarsi, è quindi spesso necessario un periodo di controlli che Le verranno illustrati dal suo Urologo sulla base del risultato dell’analisi Istologica del tumore asportato.
CISTECTOMIA RADICALE :
DEFINIZIONE E INDICAZIONE
Per i tumori vescicali infiltranti (che si approfondano nella parete vescicale) è necessario un intervento più impegnativo chiamato Cistectomia Radicale per asportare completamente la malattia e aumentare le probabilità di completa guarigione.
MODALITà DI ESECUZIONE:
La Cistectomia Radicale, si esegue tramite un taglio (incisione) sull’addome che solitamente va da poco sopra l’ombelico, fino al pube. Questo intervento prevede la rimozione della Vescica nella sua interezza ed i Linfonodi vicini. Negli uomini si asporta anche la Prostata e le Vescichette seminali, mentre nella donna, l’Utero, le Ovaie, una piccola porzione della Vagina e le tube di Falloppio (i condotti che uniscono le Ovaie all’Utero). L’anestesia necessaria per questo intervento è un anestesia generale in cui il paziente viene addormentato (per i dettagli sull’anestesia, i suoi rischi, le sue complicanze, potrà discuterne con l’Anestesista al momento della visita). Senza la vescica, che è il serbatoio naturale delle urine, è quindi necessario un nuovo sistema di raccolta delle urine. Questo si può realizzare in numerosi modi che si riducono in 2 grandi categorie. Le derivazioni urinarie CONTINENTI  (ricostruzione di sacche realizzate con l’intestino che rimangono interne) e le derivazioni urinarie INCONTINENTI o Stomie, (raccolta di urine in un sacchetto esterno attaccato alla cute). Alla rimozione della vescica segue quindi nello stesso intervento la realizzazione del sistema di raccolta delle urine. Molti tipi di sistemi di raccolta ed eliminazione delle urine sono stati ideati negli anni e molti sono ancora oggi utilizzati. Quale di questi utilizzare, dipende soprattutto dalla situazione medica, fisica, costituzionale e dalle preferenze del paziente.
Ureterocutaneostomia:

Questa consiste nel congiungere i due ureteri direttamente alla cute dell’addome. L’urina in questo modo viene fatta fuoriuscire direttamente all’esterno e raccolta in due sacchetti adesi alla cute che verranno svuotati di volta in volta. All’interno degli ureteri si lasciano due piccoli cateteri che permettono in modo migliore la fuoriuscita di urina e riducono il rischio di restringimenti e quindi ostruzione degli ureteri. Questi cateterini andranno sostituiti periodicamente.
Uretero-Ileo-Cutaneo-Stomia:

Una ulteriore possibilità di raccolta delle urine dopo cistectomia radicale è l’Urostomia. Questa consiste nel separare un piccolo segmento d’intestino e di unirlo agli ureteri da un estremo ed alla cute dell’addome dall’estremo opposto. Le urine provenienti dagli ureteri, scorrono all’interno di questo piccolo condotto che è connesso alla cute dell’addome e di qui vengono svuotate continuamente in un sacchetto di plastica posizionato sulla cute dell’addome al di sopra della connessione, nascosto sotto gli indumenti.
Neovescica Ortotopica:

Una ulteriore opzione è la derivazione urinaria continente. In questo caso utilizzando un segmento di intestino tenue si ricostruisce una “nuova vescica” che viene raccordata da un lato con gli ureteri e dall’altro con l’uretra. L’urina si raccoglie in questo nuovo serbatoio che verrà vuotato attraverso l’uretra ad orari costanti. Con la “neovescica” lo stimolo ad urinare sarà differente e non sempre riconoscibile, il paziente deve quindi urinare ad orari prestabiliti, da seduto e spingendo con la pancia. La continenza si acquisisce con il tempo poiché il serbatoio dovrà avere il tempo di abituarsi a volumi di urine gradualmente maggiori. Questo tipo di derivazione richiede delle condizioni cliniche ed anatomiche particolari, di conseguenza non è applicabile a tutti i casi, bensì solo a pazienti selezionati.
Immunoterapia intravescicale e/o Chemioterapia intravescicale:
Per i tumori vescicali superficiali è indicata in alcuni casi una terapia in aggiunta all’intervento chirurgico endoscopico. Questa si esegue inserendo attraverso un catetere, direttamente all’interno della vescica, una sostanza che determina una risposta immunitaria (richiamando le difese naturali del sistema immunitario) a livello della vescica. In altri casi può essere utilizzato un farmaco che inibisce la crescita tumorale.
BCG (Bacillus Calmette-Guerin): è considerata la immunoterapia intravescicale più efficace per trattare i tumori vescicali di basso stadio. Il BCG è un battere che viene di solito utilizzato per la vaccinazione contro la Tubercolosi. Il sistema immunitario dell’organismo risponde al BCG e le cellule di difesa vengono richiamate verso la vescica ed attivate, attaccano le cellule tumorali. Solitamente questo trattamento viene fatto una volta alla settimana per 6 settimane, o in caso di “mantenimento” una volta al mese per 6 mesi.
Il trattamento con BCG può causare sintomi simili a quelli dell’influenza (febbre, affaticamento,..) e sensazione di bruciore a livello della vescica. Vi è un minimo rischio di infezione da parte del BCG che si deve sospettare quando la Febbre duri a lungo e non passi con i comuni farmaci antipiretici. Di solito queste infezioni si risolvono con gli antibiotici usualmente utilizzati per la terapia della Tubercolosi.
La chemioterapia con instillazione di farmaci che prevengono la formazione di recidive tumorali (Mitomicina C, Epirubicina..) è gravata da minori effetti collaterali ma eseguita solo di fronte a particolari tipi di neoplasia con ridotta aggressività. Le instillazione prevedono sempre cicli come per il BCG.
Al termine dei cicli di terapia intravescicale, sia essa con BCG o con Chemioterapici, può essere prevista una cistoscopia di controllo, talora in narcosi (in sala operatoria con anestesia).
TRATTAMENTO DEL CARCINOMA PROSTATICO:

  • Prostatectomia Radicale Retropubica
  • H.I.F.U.

PROSTATECTOMIA RADICALE RETROPUBICA:
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DEFINIZIONE E INDICAZIONE:
Si definisce “neoplasia maligna” la crescita incontrollata di cellule che distrugge e infiltra le strutture circostanti. Il cancro della prostata (adenocarcinoma prostatico) ha prevalentemente origine nella parte periferica della ghiandola, mentre dalla parte centrale ha origine l’ ipertrofia prostatica benigna. Nello stadio iniziale il tumore cresce all’interno della prostata e sviluppandosi può interessare tutta la ghiandola ed estendersi ai linfonodi ed alle ossa. Questa patologia viene riscontrata raramente in individui di età inferiore ai 50 anni. Anche se le cause rimangono tuttora sconosciute, si possono tuttavia individuare alcuni potenziali fattori di rischio che possono essere associati ad un lieve innalzamento dell’incidenza della malattia: dieta ricca di grassi animali, esposizione ad inquinanti ambientali o radiazioni ionizzanti e storia familiare di carcinoma della prostata. Ci sono diverse possibilità di cura che il paziente può discutere con l’urologo ed insieme al proprio medico di famiglia. Veramente decisiva per la scelta della terapia è la distinzione tra malattia limitata alla prostata e malattia che si è già estesa oltre questo organo. Nel carcinoma prostatico limitato all’organo la terapia di scelta è l’intervento chirurgico (prostatectomia radicale), negli altri casi la terapia verrà concordata a seconda dello stadio di malattia, dell’età e delle condizioni generali del paziente.
MODALITà DI ESECUZIONE:
L’intervento chirurgico di prostatectomia radicale ha lo scopo di asportare completamente la prostata, sede del tumore, la parte terminale dei dotti spermatici e le vescicole seminali. Si tratta di un intervento chirurgico che viene eseguito con lo scopo di eradicare la malattia neoplastica per salvaguardare la sopravvivenza del paziente. L’intervento ha una durata di circa 100 – 150 minuti. Viene praticata un’anestesia generale.L’incisione cutanea si estende per circa 15 centimetri da sotto l’ombelico al pube. In base al valore di PSA, alla biopsia ed allo stadio clinico locale, l’urologo deciderà caso per caso la necessità o meno di prelevare i linfonodi vicini alla prostata (linfoadenectomia di stadiazione loco-regionale). Una volta asportata la prostata si procede ad unire con punti il collo della vescica al moncone dell’uretra. Al termine dell’intervento si posiziona un catetere vescicale ed uno o due drenaggi. Il catetere verrà mantenuto in sede per 7-8 giorni dopo l’intervento e, dopo l’esecuzione di un esame radiologico (cistografia), verrà rimosso. Solo in una minima percentuale di casi il catetere verrà mantenuto in sede qualche giorno in più. La degenza media dura in genere 7-8 giorni. Solo in un numero limitato di pazienti si prolunga ulteriormente il ricovero o il paziente è dimesso con il catetere vescicale.  L’esame approfondito del tessuto asportato (esame isto-patologico) fornirà dati più precisi in merito alle dimensioni ed all’estensione del tumore. Se all’esame microscopico il cancro e’ limitato all’interno della capsula la prognosi sarà migliore.
H.I.F.U.: (ultrasuoni focalizzati ad alta intensità)
 DEFINIZIONE E INDICAZIONE:

 

L’H.I.F.U.  è considerato un dispositivo rivoluzionario in quanto utilizza come agente di trattamento ultrasuoni focalizzati ad alta intensità.
La classe medica valuta sempre più positivamente la terapia ad ultrasuoni che potrebbe un giorno sostituire la radioterapia, che è meno efficace e precisa e produce generalmente risultati qualitativi inferiori. Gli ultrasuoni agiscono in profondità, passando attraverso i tessuti sani senza difficoltà e senza danneggiarli (diversamente dalla terapia a raggi laser, ad esempio). Non producono radiazioni e i loro effetti non perdurano al termine del trattamento. Il fascio di ultrasuoni focalizzato in un punto preciso (punto focale) distrugge il tessuto prostatico canceroso con l'aumento quasi istantaneo della temperatura. Dopo aver localizzato la prostata il sistema di imaging 3D integrato ad alta risoluzione ne analizza il volume. Poi si procede alla distruzione soltanto delle cellule localizzate nel punto focale che viene bersagliato con precisione quasi millimetrica. In questo modo diminuisce il rischio di danneggiare le strutture sane circostanti, diversamente da quanto accade con le tecniche tradizionali. Ogni punto focale ha dimensioni relativamente ridotte (2 x 20 mm) e quindi per poter trattare tutta la prostata è necessario spostare più volte il punto focale. L'aggiunta di più punti focali permette il trattamento di tutta la ghiandola e conseguentemente la distruzione del tumore      con un'alta probabilità di successo.

MODALITà DI ESECUZIONE:

  L’ HIFU è composto da un sistema automatico robotizzato controllato da un computer e da un potente software che guida l'urologo durante la procedura, rendendo così questa tecnica altamente affidabile e non vincolata alle specifiche competenze del chirurgo. Grazie alla sua natura non invasiva, il trattamento HIFU può essere eseguito con una breve degenza. Ciò significa che nella maggioranza dei casi, i pazienti sono in grado di alzarsi e camminare normalmente la sera stessa dell'intervento ed essere dimessi al più tardi il giorno successivo.
La maggior parte degli interventi eseguiti con HIFU si svolge in anestesia locale (epidurale) con tempi di recupero minori per il paziente.  Nell'80% circa dei casi è sufficiente un solo trattamento. Dopo uno o due giorni, il paziente può essere dimesso e, salvo complicazioni, non sarà più necessario ricorrere all'ospedalizzazione ma sarà sufficiente un regolare controllo del livello di PSA.

 

TRATTAMENTO CALCOLOSI RENALE-URETERALE-VESCICALE:

  • ESWL
  • URETEROLITOTRISSIA CON LASER AD HOLMIUM
  • CISTOLITOTRISSIA

ESWL: Extracorporeal Shock wave Lithotripsy
Nell’ambito dell’impulso che Villa Tiberia vuole dare al miglioramento dei servizi è ora finalmente a disposizione dei cittadini lo Stone Center (Centro per la calcolosi urinaria); questo è solo l’ultimo dei servizi che è presente nel Nuovo reparto di Urologia diretto dal Dr. Roberto Giulianelli. Prima di dare ulteriori informazioni su come usufruire di questo importante Servizio desidero dare al lettore alcuni cenni sulla ESWL.
La Litotrissia extracorporea con onde d’urto (ESWL, dall’inglese: Extracorporeal Shock wave Lithotripsy) è una procedura non invasiva che consente di rompere e polverizzare con le onde d’urto i calcoli renali e ureterali che possono così essere espulsi spontaneamente in vescica e da qui all’esterno con la minzione. Introdotta nel 1980 è ora utilizzata nell’80% dei pazienti affetti da calcolosi delle vie urinarie che prima erano costretti a ricorrere sempre alla chirurgia a cielo aperto. Onde d’urto ad alta intensità sono generate da una apparecchiatura posta all’esterno (extracorporee) del corpo umano (LITOTRITORE) e tramite speciali tecnocologie indirizzate verso un singolo calcolo. Queste onde ad alta intensità possono rompere sia i calcoli renali che quelli nell’uretere senza danneggiare minimamente i tessuti circostanti. La frammentazione del calcolo è possibile grazie alla differenza di impedenza acustica (densità) che esiste tra il calcolo e i tessuti circostanti. Quindi, quando un’onda d’urto si propaga attraverso differenti strutture, l’impedenza acustica determina il totale dell’energia che può essere trasmessa. Nel caso di calcoli renali e/o ureterali l’energia riflessa e trasmessa può overcome la intrinseca strnght del calcolo causando la rottura. Ci sono tre differenti tipi di Litotritori: Elettromagnetici, Elettroidraulici e Piezoelettrici: Ogni tipo di litotritore presenta pro e contro, così esistono anche differenti tipi di calcoli con caratteristiche diverse fra loro (ossalato di calcio, acido urico, cistina etc) che sono più o meno difficili da polverizzare.
TECNICA:
Il paziente si poggia su di un cuscino che si riempie di acqua. Mediante il puntamento ecografico e/o radiologico, il medico localizza il calcolo da rompere; si inizia così il trattamento che dura circa un’ora.
In genere NON è necessaria alcuna anestesia; a volte si possono utilizzare sedativi o anestetici locali.
Altre volte si rende necessario, prima del trattamento, posizionare uno stent (tubo) quando il calcolo supera la larghezza di 2,5 cm. Lo stent aiuta i piccoli frammenti del calcolo a passare e previene che si blocchino nell’uretere provocando così episodi a tipo colicsa renale che come sa ogni paziente affetto da calcolosi è veramente molto dolorosa.  Per affermare di posseder uno Stone Center non bisogna soltanto possedere un Litotritore ma occorre far fronte a tutte quelle situazioni in cui questa apparecchiatura, da sola, non può essere in grado di risolvere in modo definitivo la patologia; intendo riferirmi ad esempio ad un calcolo “incuneato nell’uretere” e resistente all’ESWL.. In questo caso occorre, in anestesia generale, introdurre uno strumento (Ureteroscopio) dal meato uretrale esterno nell’uretere ed arrivare fino al calcolo che in questo modo può essere frammentato con diversi tipi di energia (Elettroidraulica, Laser Etc). Questa è solo una breve sintesi di una patologia così vasta, particolare e complicata quale la calcolosi delle vie urinarie (renale, ureterale, vescicale……) che spero possa essere di aiuto a quel Paziente affetto da Calcolosi delle vie urinarie in cerca di aiuto. E’ con immenso piacere che Villa Tiberia mette a disposizione del Pazienti questo Servizio che vanta di avere, in Italia, il primo Litotritore COMPACT DELTA II UIMS DORNIER presentato ad Amsterdam al 23° WCE (Word Congress on Endourology- Congresso mondiale sulla Endourologia) che rappresenta l’ultimo di una serie di apparecchi iniziati a produrre 25 anni fa quando nascesa nel mondo la Litotrissia extracorporea.
COMPACT DELTA II UIMS DORNIER è un litotritore elettromagnetico a puntamento sia ecografico che radiologico con Digitalizzazione delle immagini
Consapevoli del fatto che un buon centro per il trattamento della calcolosi urinaria debba essere il più completo possibile poiché a volte si rende necessaria la frammentazione dei calcoli in altro modo, ad esempio direttamente all’interno dell’uretere o della vescica o addirittura nel rene, è a nostra dosposizione anche un Laser ad Olmio YAG di ultima generazione; il Medilas H 20 Dornier che è inoltre indicato nelle seguenti patologie:

• Cistolitotrissia di grandi calcoli vescicali
• Neoplasie intrarenali
• Stenosi uretrali ed ureterali
• Tumori vescicali

Ureteroscopia/Ureterolitotrissia con Laser ad Holmium:

                                  
           

Definizione e Indicazioni:

La ureteroscopia, dopo la litotripsia extracorporea (ESWL) è la tecnica più comunemente adottata per la rimozione dei calcoli ureterali. L'ureteroscopio (flessibile o rigido) è molto simile al classico cistoscopio ma rispetto a quest'ultimo è più piccolo e più lungo.
L'ureteroscopio viene introdotto dall'esterno nel paziente anestetizzato (anestesia spinale o generale), passa attraverso l'uretra, la vescica fino a giungere all'uretere. Esso consente di individuare il calcolo all'interno dell'uretere e di rimuoverlo attraverso apposite pinze che si introducono al suo interno.
Ma questo è possibile solo per calcoli fino a 5 mm di diametro.
Quelli più grandi devono essere frantumati. L'urologo inserisce all'interno dello ureteroscopio una specifica sonda LASER  che bombarda il calcolo giungendovi a stretto contatto (litotripsia intracorporea), frantumandolo e ottenendo risultati spesso molto soddisfacenti.
Il suo campo di applicazione riguarda i calcoli posizionati nell'uretere, che sono quelli potenzialmente più pericolosi potendo comportare una ostruzione delle vie urinarie  .
In base alle linee guida dell'Associazione Europea di Urologia mentre la calcolosi dell'uretere superiore deve essere trattata primitivamente con la ESWL, quella dell'uretere inferiore e medio deve essere trattata preferibilmente mediante ureteroscopia.
Inoltre, anche qualora si preferisca il trattamento mediante ESWL, non sempre è possibile effettuarlo e si deve necessariamente ricorrere alla ureteroscopia.
Infatti non raramente il calcolo ureterale è di difficile localizzazione sia con la radiografia che con la ecografia non rendendo possibile il "puntamento" indispensabile per la ESWL.

Regime di esecuzione:
Ricovero ordinario: degenza di 2 notti


Modalità di esecuzione:
 Il paziente viene messo supino con le gambe sollevate su dei gambali; si lubrifica l'uretra con 5-10 cc di gel lubrificante che contiene dell'anestetico. In alcuni casi può essere necessaria un'anestesia periferica o addirittura generale. Nell'uomo bisogna mettere in trazione il pene per rettilineizzare l'uretra, mentre nella donna è sufficiente repertare il meato urinario esterno; l’ureteroscopio viene introdotto nell'uretra e risale sino a raggiungere la vescica. Sotto guida di un cateterino ureterale si repertano gli ostii ureterali e si procede all’introduzione dello strumento all’interno dell’uretere stesso. Sono disponibili ureteroscopi di vario calibro, rigidi e flessibili; seppur condotta in asepsi, può essere utile una copertura con antibiotici.
Al termine della procedura un tutore ureterale (stent ureterale)

 

                                                     

 può essere inserito per via retrogada: questo provvedimento temporaneo può essere utile per il passaggio di eventuali frammenti litiasici e per la risoluzione della reazione infiammatoria ureterale secondaria alla presenza del calcolo stesso. L’intervento viene condotto in anestesia generale ed ha una durata dai 10 ai 60 minuti. A fine procedura può essere opportuno mettere un catetere in vescica.

CISTOLITOTRISSIA

La calcolosi vescicale è una patologia favorita da una condizione di ristagno urinario che porta una sovraproduzione batterica dell’urina. Il paziente avverte la sensazione di dover continuamente urinare senza riuscirci. L’ematuria (urine rosse) sorge in particolar modo alla fine della minzione che appare dolorosa, faticosa ed accompagnata da bruciore.
TECNICA:
il calcolo vescicale può essere ridotto in polvere o attraverso una cistolitotrissia meccanica con l’utilizzo di una pinza per via endoscopica o tramite l’utilizzo del laser ad holmio. Quando il calcolo supera i 3 cm di diametro a volte è necessario toglierlo chirurgicamente con un piccolo taglio sovrapubico. L’anestesia può essere di tipo loco regionale o con una sedazione profonda.
DEGENZA:
solitamente non supera i due giorni.

TRATTAMENTO INCONTINENZA:
                
L'incontinenza urinaria rappresenta oggi uno degli ultimi tabù rimasti in quest’epoca”moderna”. Di perdita involontaria di urina si parla poco e mal volentieri, e questo atteggiamento aumenta la percezione di umiliazione personale e di rassegnazione che spesso ingabbia chi ne è affetto. L’incontinenza urinaria  è una condizione invalidante in quanto limita le attività sociali e deprime per la perdita di dignità che comporta. È quindi un problema importante sia per le donne sia per gli uomini che ne sono affetti, ma è confessato solamente da pochi. Eppure, questo disturbo, se affrontato in modo adeguato, può essere prevenuto, sconfitto o tenuto sotto controllo in modo molto efficace.
Che cos’è l’Incontinenza Urinaria?
L’incontinenza urinaria rappresenta qualsiasi perdita di urine ed è dovuta all’incapacità di controllare e trattenere l’urina.
Può manifestarsi con gravità variabile da perdite minime (poche gocce) fino alla perdita completa del contenuto vescicale.
Fughe d’urina, anche piccole, costituiscono però un problema igienico e una causa di disagio sociale che può compromettere in misura rilevante la qualità della vita. Le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini. Si stima che circa 1 donna su 4 soffra di questo disturbo, e che una percentuale variabile tra il 2 e il 10% della popolazione maschile presenti delle perdite di urina.

Valutazione uro-ginecologica

  • Uroflussometria con RPM
  • Esame uro dinamico completo
  • Rx uretrocistografia
  • Ecografia trans-labiale

Incontinenza urinaria da urgenza

liberi dall'orarioViene definita come una perdita involontaria di urina associata ad uno stimolo impellente allo svuotamento della vescica. Pertanto, se una persona con uno stimolo impellente non riesce a raggiungere il bagno in tempo (e a volte il tempo di preavviso può essere molto breve), svuoterà la vescica, anche completamente, ovunque si trovi. Se le contrazioni della vescica instabile si verificano durante la notte, la persona può bagnare il letto durante il sonno.
cause
vescica instabile:
la causa può essere una lesione cerebrale a livello del centro di controllo della minzione. Spesso la sensibilità viene mantenuta, e la persona sa di dover urinare urgentemente, ma non riesce a trattenersi fino a raggiungere il bagno. Il grado di impellenza e di incontinenza varia da persona a persona. Altre volte il danno neurologico non è clinicamente evidenziabile (urgenza motoria).
infezioni alla vescica o all'uretra (cistiti) possono causare frequenza e urgenza.
ipersensibilità dei recettori di distensione della vescica e dell'uretra, che comporta la necessità di urinare ad uno stadio precoce del riempimento della vescica (urgenza sensitiva)


Incontinenza urinaria da sforzo - Stress incontinence

La muscolatura del pavimento pelvico e dello sfintere interno nell'individuo continente sono sufficientemente forti da mantenere l'uretra chiusa mentre la vescica si riempie. Se la pressione intra-addominale aumenta improvvisamente, ad esempio tossendo, ridendo, saltando, correndo, ecc. aumenta anche la pressione nella vescica: fino a quando la pressione uretrale rimane maggiore di quella vescicale, la continenza è preservata, altrimenti l'urina fuoriesce. Normalmente, un aumento della pressione addominale produce una contrazione riflessa del pavimento pelvico che mantiene l'uretra chiusa. Se la muscolatura del pavimento pelvico è indebolita, la contrazione riflessa può essere inadeguata o del tutto assente, dando luogo a incontinenza da sforzo.
A soffrire di questo tipo di incontinenza sono per lo più le donne, solitamente dopo il parto o nel periodo della menopausa. La causa più comune di incontinenza da stress è il cosiddetto “prolasso vescicale” o cistocele, cioè un abbassamento della vescica in vagina avvertita spesso come una sensazione di peso da parte della paziente o come una “pallina” quando si pulisce.
L'incontinenza da sforzo può essere curata, totalmente o parzialmente, attraverso esercizi di rafforzamento del pavimento pelvico o con un intervento chirurgico, a seconda dell’entità del problema.

 

Incontinenza urinaria mista: urgenza+stress

Terapia fisica riabilitativa:

  • RIABILITAZIONE PIANO PERINEALE
  • STIMOLAZIONE NERVO TIBIALE

 

La terapia riabilitativa occupa un posto di rilievo tra le forme di trattamento conservativo dell’incontinenza urinaria.Le tecniche di cui si avvale sono il biofeedback, la stimolazione elettrica funzionale e la terapia comportamentale applicate ai fini della prevenzione e cura dell’incontinenza urinaria e della rieducazione minzionale, ano-rettale e sessuale.Applicate da sole o variamente associate tendono al miglioramento della funzionalità della muscolatura perineale.
Queste terapie si sviluppano in cicli di un’applicazione settimanale per circa 10 settimane in regime di day-hospital.

Terapia chirurgica:

  • Interventi che mirano a ripristinare la normale posizione anatomica del collo vescicale e dell’uretra
  • Interventi che mirano a comprimere l’uretra
  • T.V.T. (Tension free Vaginal Tape)
  • T.O.T. (Trans Obturator Tape)
  • Posizionamento rete per correzione cistocele, rettocele

 

L’incontinenza urinaria è un’affezione importante dal punto di vista sociale, in quanto non influisce sulla speranza di vita del paziente. Ciò
significa che qualsiasi intervento chirurgico che si prefigga per la correzione del difetto, di là dall’efficacia terapeutica, deve possedere alcuni requisiti fondamentali: essere tecnicamente poco complesso, di durata sufficientemente ridotta, gravato da scarsa complicanza peri e postoperatoria.
Gli interventi chirurgici possono essere raggruppati fondamentalmente
in tre tipologie:

·  Interventi che mirano a ripristinare la normale posizione anatomica del collo vescicale e dell’uretra.
Questo tipo d’interventi fonda il propriorazionale sul presupposto che alla base dell’incontinenza da stress ci sialo spostamento del collo vescicale e dell’uretra, quindi si propone dirimediare a questa condizione creando una “sospensione” di questestrutture. Tali  metodiche si propongono di sospendere la parete vaginaleanteriore ancorandola a punti di fissità di maggior consistenza;
·  Interventi che mirano a comprimere l’uretra.
Questi interventi chirurgici mirano a risolvere il problema dell’incontinenza creando una compressione dell’uretra. Il cosiddetto “Sling” o fionda è costituito da una striscia di materiale resistente ed elastico che viene passato al di sotto dell’uretra ed ancorato a strutture più solide al punto di vista statico del bacino (ad esempio i muscoli retti).
·  T.V.T. (Tension free Vaginal Tape):
Tecnica chirurgica mini invasiva, di recente introduzione, che intende ricostruire la funzione di una struttura
portante dell’uretra e che svolge un ruolo fondamentale nella funzione sfinteriale dell’uretra, il legamento pubo uretrale. Questa metodica
presenta numerosi vantaggi come la scarsa invasività, l’eseguibilità in anestesia locale ed anche in day surgery, il basso costo, la rarità delle
complicanze e gli ottimi risultati funzionali. L’intervento prevede il posizionamento di una rete di polene a “fionda” sotto l’uretra; tale materiale, di per sé inerte, costituisce un’impalcatura sulla quale i fibroblasti dell’organismo ospite “organizzano” un efficiente sostituto del legamento che come tale non necessita di tensione per sospendere l’uretra né tanto meno per chiuderla ma è sufficiente che la sostenga nel suo punto di massima pressione di chiusura al momento in cui è necessario e cioè durante lo sforzo. L’intervento richiede una breve
anestesia locale. Attraverso una piccola incisione in prossimità dello  sbocco uretrale viene fatta passare la rete utilizzando particolari aghi
appositamente confezionati che vengono fatti uscire anteriormente al pube sulla parete addominale. Una volta che la rete è stata posta in sede ne viene opportunamente valutato il funzionamento invitando la paziente a tossire per verificare che la perdita di urina sia risolta. Si esegue una
cistoscopia di controllo e si oppongono due punti di sutura a riassorbimento spontaneo dove è stata eseguita l’incisione. La paziente è
pronta per tornare a casa dopo aver verificare ecograficamente lo svuotamento vescicale.

  • T.O.T. (Trans obturator):

Questa tecnica chirurgica si differenzia dalla precedente per la sola via di acceso utilizzata per il posionamento della benderella : il forame otturatorio. Tale metodica è nata dalla volontà di evitare il passaggio nello spazio retro pubico che può esporre a maggior rischio di complicanze, quali la perforazione vescicale.
L’uso di uno o l’altra tecnica viene scelta di volta in volta dal chirurgo, a seconda della tipologia di paziente.

  •   Posizionamento rete per correzione cistocele, rettocele (MESH) :

 

              

I sistemi di riparazione del prolasso utilizzano una mesh chirurgica morbida che consente di riportare gli organi prolassati in una posizione maggiormente anatomica e di rafforzare le strutture circostanti la vagina per mantenere la loro funzione di supporto. Per trattare il prolasso il medico può scegliere tra una mesh di origine biologica ed una mesh sintetica in polipropilene, ciò dipende dalle vostre esigenze. In genere, le procedure per la correzione del prolasso vengono effettuate in regime di ricovero ospedaliero e in anestesia generale o loco-regionale. È possibile che il chirurgo corregga più di un tipo di prolasso nel corso dello stesso intervento. A seconda del tipo di prolasso, le procedure per l’impianto dei sistemi di correzione avvengono in genere in base alle seguenti fasi :
• Vengono effettuate un’incisione vaginale e alcune piccole incisioni cutanee. A seconda della procedura, è possibile un’incisione in corrispondenza della piegatura dove la parte superiore della coscia incontra la natica o al centro delle natiche su entrambi i lati.
• La mesh viene inserita attraverso un’incisione e sistemata all’interno del corpo.
• La mesh viene fissata con dei punti.
• Le incisioni vengono suturate.
Il tempo di permanenza in ospedale è stabilito dal medico. Le incisioni sono di piccole dimensioni e si cicatrizzano velocemente. A seconda del lavoro che si svolge, si potrà ritornare a svolgere la propria attività nel giro di una-due settimane. È necessario astenersi dai rapporti sessuali, evitare di sollevare pesi e di fare attività fisica intensa per circa tre settimane. Il medico curante fornirà ulteriori informazioni sulle cure postoperatorie.

TRATTAMENTO INFERTILITA’ MASCHILE:

  • VARICOCELE:  

 

Per varicocele (dal latino varix-icis = varice e dal greco kele = gonfiore) si intende una affezione caratterizzata dalla dilatazione e dall'allungamento con abnorme tortuosità delle vene del funicolo spermatico e dello scroto. L'attenzione che oggi si rivolge alla patologia "varicocele" è determinata prevalentemente dal suo comune riscontro e dalla più recente consapevolezza delle ripercussioni che questa patologia ha, in alcuni casi, sulla capacità procreative dell'uomo. Un varicocele che compare alla pubertà indica o un'incompetenza valvolare o un'assenza congenita delle valvole a livello della vena spermatica interna sinistra. L'incidenza del varicocele nella popolazione maschile fertile è stata valutata fra il 25% alla pubertà e l'8% nell'adulto. Ci sono dati controversi sull'incidenza di infertilità nel varicocele. Il varicocele causa un danno caratteristico a livello dell'esame del liquido seminale contraddistinto da astenozoospermia e necrozoospermia. La risposta dei soggetti infertili affetti da varicocele al trattamento dello stesso è in dipendenza dell'età del paziente, in quanto è dimostrato che è più difficile ottenere un miglioramento dell'esame del liquido seminale nei soggetti che hanno superato i 30 anni al momento della correzione. La patogenesi del danno da varicocele è stata ipotizzata sulla base di diversi meccanismi quali:
a) l'effetto dell'ipertermia determinata dalla congestione venosa e dal mancato raffreddamento del sangue arterioso per alterazioni del meccanismo controcorrente;
b) il reflusso di sostanze tossiche provenienti dal rene e dal surrene;
c) alterazioni metaboliche legate alla stasi venosa

Legatura vena spermatica:

E’ la tecnica più largamente utilizzata per la cura chirurgica del varicocele. Presenta il vantaggio di essere abbastanza semplice e gravata da poche complicanze. Si esegue un'incisione di circa 4-5 cm in fossa iliaca poco al di sotto dell'ombelico come come nel caso dell’appendicite ma a sinistra in quanto generalmente il varicocele è da questo lato. L’accesso retroperitoneale alto prevede l'apertura della parete muscolare con anestesia generale. Può essere eseguita una legatura solo della vena (Ivanissevich), o una legatura in blocco di tutto il fascio vascolare (Palomo). La prima ha lo svantaggio di determinare una legatura spesso incompleta con conseguente persistenza di rami venosi collaterali che possono rifornire il reflusso verso il testicolo con recidiva del varicocele che si manifesta in circa il 20% dei casi. La seconda ha una percentuale di successo molto più alta (95%) ma può causare l'interruzione dei vasi linfatici del testicolo con conseguente idrocele (circa il 12% dei casi) vale a dire una raccolta di liquido intorno al testicolo. L’intervento avviene in regime di Day-Hospital.

TRATTAMENTO PATOLOGIE ANDROLOGICHE:

  • CISTI EPIDIDIMO ( ASPORTAZIONE) :

 

L'epididimo é la parte superiore del testicolo che contiene gli spermatozoi che verranno poi rilasciati durante l'eiaculazione o verranno riassorbiti. A tale livello posso formarsi delle formazioni cistiche che possono crescere nel tempo e creare disturbi anche a livello meccanico. In questi casi si interviene chirurgicamente all’asportazione della stessa e la durata dell'intervento varia a seconda della dimensione della ciste. L’intervento avviene in regime di Day-Hospital.

  • TESTICOLO MOBILE (ORCHIDOPESSI):

Si definisce testicolo mobile la gonade maschile che periodicamente migra dallo scroto all'inguine e viceversa. Esso presenta, nel tempo, un certo rischio di torsione sul suo funicolo (con conseguente ischemia che, se non risolta tempestivamente con un intervento chirurgico , porta al danno irreversibile della polpa testicolare). E' opportuno pertanto sottoporre il testicolo mobile ad un intervento chirurgico di fissazione (ORCHIDOPESSI) che avviene in regime di Day-Hospital.

  • IDROCELE ( EVERSIONE TUNICA VAGINALE):

 

L’idrocele è un ingrossamento del testicolo, non dolente, dovuto alla raccolta ed accumulo di un liquido chiaro tra le membrane che rivestono il testicolo stesso. Il testicolo è rivestito da una membrana “membrana vaginale” che avvolge completamente il testicolo e gli si ribatte intorno. Fra i due foglietti della membrana c’è una sottile quantità di liquido chiaro che consente lo scorrimento del testicolo. Questo liquido viene continuamente prodotto e riassorbito dalla membrana. Se avviene una infiammazione dell’epididimo o del testicolo questa membrana produce una notevole quantità di questo liquido reattivo (e di difesa) ma può essere  alterata e, dopo la guarigione,  pur continuano a produrre il liquido non lo riassorbe più. Progressivamente il liquido si raccoglie e nel giro di settimane, mesi o anni porta ad un progressivo aumento di volume del testicolo e dello scroto. L’idrocele non fa male. E’ duro, teso. In altri casi la causa dell’idrocele sono malattie od interventi che alterano le vie linfatiche di riassorbimento (ad esempio operazioni per ernia, varicocele, prostata). Il paziente spesso ha il timore di avere un “tumore”. Una semplice visita ed una ecografia possono dissipare il dubbio. La soluzione definitiva richiede un semplice intervento chirurgico, Eversione Tunica Vaginale,  effettuabile anche in anestesia locale che consiste nel rovesciamento, eversione appunto, dei due foglietti della membrana. L’intervento avviene in regime di Day-Hospital.

  • FIMOSI (Circoncisione):

apertura prepuziale molto ristretta che consente appena la fuoriuscita dell’urina

La fimosi è un restringimento del prepuzio che rende difficile  o impossibile la scopertura completa ed agevole del glande; il prepuzio è quindi la pelle che ricopre il glande.  
La fimosi può manifestarsi solo in erezione (casi più lievi) oppure essere presente anche a pene flaccido.
Le cause possono essere 
a) Congenite: il prepuzio, abbondante e ristretto nei bambini, con lo sviluppo puberale invece di allargarsi come si verifica normalmente,  rimane ristretto;
b) Acquisite: sono cause che intervengono dopo uno sviluppo puberale normale; sono generalmente legati a fattori infettivi, infezioni del glande e del prepuzio(balanopostiti) che guariscono determinando processi di retrazione cicatriziale del prepuzio fino alla fimosi.  
Le terapie chirurgiche della fimosi comprendono la circoncisione e la postectomia parziale. L’intervento avviene in regime di Day-Hospital.
a) Circoncisione: è l’intervento più comunemente usato, viene fatto in anestesia locale eseguita alla base del pene circonferenzialmente, consiste nell’asportazione completa del prepuzio; dopo l’intervento il glande rimane completamente scoperto; ha il vantaggio di essere risolutivo pressoché in tutti i casi ma ha lo svantaggio di lasciare il glande completamente scoperto
b) Postectomia parziale: è, come dice la parola, l’intervento di asportazione parziale del prepuzio; questo intervento è indicato quando esiste un anello prepuziale ristretto ed il resto del prepuzio si presenta ampio, viene asportata solo la parte ristretta del prepuzio. Questo intervento ha il vantaggio di mantenere una parte di prepuzio e quindi di mantenere una copertura parziale del glande; ha lo svantaggio che la fimosi si può ripresentare.

 

  • FRENULO BREVIS (Frenulotomia,Frenuloplastica):

La frenulotomia è l'intervento di recisione del frenulo e successiva ricostruzione (frenulo plastica). L'intervento avviene in anestesia locale (spesso si utilizza una pomata anestetica) e non dura più di 15 minuti. In genere la ferita, suturata con dei punti, si rimargina nel giro di 20-25 giorni. Generalmente i punti sono di tipo autoassorbente, quindi cadranno da soli nel giro di 10-15 giorni. Dopo l'operazione di frenulotomia ci si auto-medica con una speciale pomata la ferita in modo da rendere più forte la pelle ed evitare infezioni.

  • IPP: Induratio Penis Plastica: 

 

La Induratio Penis Plastica (IPP) o malattia di La Peyronie, è una malattia del pene a causa non ancora ben nota, caratterizzata da una fibrosi circoscritta della tunica albuginea, la guaina scarsamente vascolarizzata che riveste i corpi cavernosi del pene. L’area di fibrosi, definita genericamente "placca", costituisce una limitazione alla elasticità del pene  durante l'erezione determinando una curvatura verso il versante malato. Le cause, come già detto, non sono note. Il riscontro frequentissimo delle placche sulla linea mediana del pene nella regione ventrale o dorsale di esso ha fatto ipotizzare che alla base della malattia vi siano traumi o microtraumi ripetuti nel tempo a carico del pene eretto che determinano lesioni, anche minime, di quell’area della tunica albuginea che si trova a livello del setto di separazione tra i due corpi cavernosi (setto intercavernoso). Infatti il rivestimento dei corpi cavernosi presenta fibre circolari intorno a ciascuno di essi e fibre a decorso longitudinale che li rivestono consensual-mente. Sulla linea mediana queste fibre ad andamento ortogonale tra loro si incontrano nel setto intercavernoso. Un trauma a pene eretto può scollare questi due strati di fibre lacerandoli. A queste lacerazioni, uniche o ripetute, conseguono i normali processi riparativi dell’organismo che all’inizio producono fenomeni di infiammazione locale e, nel tempo, probabilmente in individui predisposti,  la formazione di una cicatrice. Questa costituisce la tipica "placca" della IPP. Col passare del tempo questi processi cicatriziali si stabilizzano, vi si depositano sali di calcio col risultato finale di placche calcifiche immodificabili, tipiche delle IPP stabilizzate. La IPP colpisce prevalentemente uomini di mezza età, molto più raramente soggetti giovani o anziani.

Terapia Fisica: ESWT: (Shock wave therapy)

le onde d’urto sono state introdotte nel trattamento dell’IPP intorno agli anni ’90. Il razionale è l’attività della litotrissia sui depositi di calcio della placca e l’alterazione meccanica della struttura elastica delle placche fibrose, determinando un miglioramento della sintomatologia. Si tratta di onde acustiche ad alta energia, caratterizzate da un picco di pressione positiva seguita da un picco di pressione negativa, generate in rapidissima sequenza ed in grado di propagarsi in mezzo acquoso. Tale trattamento da solo o associato a terapie farmacologiche, riduce la sintomatologia dolorosa in erezione, permette una riduzione della curvatura con riduzione della placca stessa.
Un ciclo di trattamento è costituito da una seduta a settimana per 12 settimane della durata di 15 minuti in regime di Day-Hospital.

Terapia chirurgica: CORPOROPLASTICA :

La terapia chirurgica non possa avere come obiettivo la guarigione dalla malattia bensì correggere la curvatura peniena mantenendo una rigidità peniena sufficiente a condurre un rapporto sessuale soddisfacente. Gli interventi che comportano l’escissione della placca nella nostra esperienza hanno indicazioni limitate in quanto spesso la placca infiltra il setto, è molto estesa o multipla e la sua rimozione e l’impianto di patch che devono colmare la perdita di sostanza dell’albuginea sono frequentemente causa di successiva disfunzione erettile.
Quale sia l’intervento di corporoplastica più idoneo nella terapia dell’induratio penis plastica è ancora controverso, ma sicuramente il grado di funzione erettile ci permette di classificare i pazienti in due gruppi : quelli che raggiungendo spontaneamente una rigidità soddisfacente necessitano solamente di una chirurgia con finalità plastiche e quelli che presentando un concomitante deficit d’erezione necessitano di un impianto di protesi. L’indicazione alla terapia chirurgia plastica dipende dalla presenza delle seguenti condizioni : assenza di disfunzione erettile contestuale ; assenza di flogosi in atto e dolore ; stabilizzazione della placca da almeno 6 mesi ; forte motivazione psicologica del paziente all’intervento.  Gli interventi di plastica ricostruttiva possono essere raggruppati in tre tipi :

a)  interventi di raddrizzamento: la placca di scleroialinosi viene lasciata in sede e si cerca di ottenere solamente il raddrizzamento del pene (Plicatio; Nesbit; Yachia)
     
 b)   interventi di incisione della placca : il tessuto fibroso viene inciso ampiamente ed in corrispondenza delle incisioni vengono applicati patch di materiale autologo

  

  • interventi “radicali” di exeresi della placca con impianto di patch per sostituire il tratto di albuginea asportata.

L’obiettivo dell’intervento di corporoplastica di raddrizzamento è quello di correggere l’incurvamento determinato dalla fibrosi e dalla retrazione dell’albuginea in modo tale da rendere di nuovo possibile la penetrazione. L’incurvamento deve essere superiore a 45° per creare un reale problema coitale, tuttavia talvolta l’indicazione può essere estesa agli incurvamenti più modesti (30°) che non compromettono in assoluto il rapporto sessuale, ma creano gravi problemi psicologici al paziente. Secondo alcuni AA inoltre questo approccio chirurgico dovrebbe essere limitato agli incurvamenti di entità media-moderata (< 60°) in quanto per incurvamenti di entità maggiore si può incorrere in un eccessivo accorciamento del pene.
Il problema dell’accorciamento del pene conseguente all’intervento deve essere approfonditamente discusso con il paziente prima dell’intervento. Se il pene è corto per natura e la malattia lo ha ulteriormente accorciato l’intervento di semplice raddrizzamento per un incurvamenti > di 60° è controindicato e si dovrà scegliere un intervento di incisione o sostituzione di placca con patch.
Nella nostra esperienza il problema dell’accorciamento postoperatorio del pene si è rivelato di trascurabile importanza in quanto, dopo averlo discusso con i pazienti, questi nella grandissima maggioranza dei casi si sono dichiarati soddisfatti anche dopo interventi di raddrizzamento per curvature uguali o superiori a 90°. L’intervento può essere eseguito in anestesia generale o  loco-regionale . La degenza è di circa 3 giorni.

 

   
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